L’esigenza di scrivere questo breve romanzo è sorta dopo la lettura di numerosi testi fra cui, ultimo in ordine di tempo, “Il codice innato” di Michael Conforti, un analista junghiano di Brattleboro, nel Vermont. Nel suo libro il dottor Conforti delinea una teoria del campo archetipico secondo la quale gli stessi agiscono sugli individui a similitudine dei campi fisici sulla natura. “I campi possono essere considerati” – scrive l’analista americano – “come il mezzo tramite il quale gli archetipi si incarnano nella materia”. (1)

Da qui, l’idea della Valle: una rappresentazione simbolica di un luogo senza luogo (un Átopon), dimora della totalità della psiche, laddove le immagini primordiali sottopongono gli stadi più profondi dell’essere di ciascun individuo all’effetto dei loro campi d’influenza.
In Átopon ogni archetipo ha il suo guardiano, il custode del campo, nella figura di un diverso mito. I miti sono, in primo luogo, manifestazioni pubbliche che rivelano l’essenza dell’anima(2) e per questo raccontano sempre delle origini, o per lo meno, di quel che è originario.(3) Il mito, quale che sia la sua natura, è sempre un “precedente” e un “esempio”, non soltanto rispetto alle azioni dell’uomo, ma anche rispetto alla propria condizione(4) e risalgono a un narratore primitivo e ai suoi sogni, a uomini mossi dallo stimolo appassionato delle loro fantasie. Questi uomini non si differenziavano gran che da coloro che dopo molte generazioni sono stati chiamati poeti o filosofi.(5)
Si è scelto infine il bozzolo come immagine rappresentativa del “soffio vitale” di ciascun essere umano in quanto nella sua forma stessa esso esprime la concezione di un involucro disposto a contenere un prezioso tesoro a cui trasmettere la necessaria linfa nutritiva: l’embrione della vita.
La Valle, perciò, è il non-luogo in cui vive la parte sommersa di ciascuno di noi e verso la quale non esiste una comunicazione diretta nel senso attuale del termine, ma è presente la possibilità di una meta-comunicazione attraverso i sogni, gli istinti e le percezioni. Nel migliore dei casi si continua a sognare il mito, dandogli una forma moderna. E quando il colloquio non è chiaro oppure sembra essere addirittura precluso ogni contatto con Átopon, interviene la regina Arborea con i suoi “lucenti”, personaggi che hanno il compito di evocare i dèmoni, le cieche forze istintuali, per domarli e metterli al servizio del bene.(6)
In questo scenario si svolge la storia di Paola, una fragile creatura emarginata dalla popolazione del paesino a causa delle sue stesse paure, vittima di una dolorosa giovinezza poggiata sull’ancor più penosa consapevolezza del suo essere orfana, probabilmente abbandonata dai suoi stessi genitori. Solo attraverso l’alcool la povera donna riesce a sedare, seppur per brevi istanti, i mostri della sua mente che la portano a dialogare soltanto con le lapidi del cimitero, in cerca di un’integrazione che non riesce a ottenere dal mondo dei vivi.
L’avvicinarsi ai temi più profondi dell’essere attraverso le azioni di tre pre-adolescenti (i “paides”, come li chiama Draconis) è dovuto al fatto che il motivo del fanciullo è l’immagine di certe cose della nostra infanzia che abbiamo dimenticato, rapresenta l’aspetto “infanzia” precosciente dell’anima collettiva e le sue “fantasie” sono le naturali manifestazioni di vita dell’inconscio(7). Non stupisce il fatto che un fanciullo riesca a cogliere la voce di un barbagianni oppure a credere alla trasformazione di un gattino in una tigre del Bengala: la sua immaginazione, priva di vincoli, è la pura espressione di un essere incontaminato. È quello che descrive Arborea quando dice: “Quando siete totalmente immersi nel mondo dei vostri giochi, intenti solo ad animare le emozioni dentro di voi, state ascoltando la voce del vostro bozzolo”.
Il palazzo dove si situa Arborea non ha spigoli. Tutto è tondeggiante e si chiude a cerchio richiamando il motivo di completezza di un mandala. La stessa regina, nel suo aspetto androgino, vuole racchiudere in sé un’immagine che va oltre la limitazione degli opposti sessi. L’androginia divina, che si trova in tanti miti e credenze, ha un valore teorico, metafisico, esprime la coesistenza dei contrari, dei principi cosmologici in seno a una divinità.(8)
Il rito della “cura”, così come delineato da Draconis alla fine del cap. 18, sintetizza nella sua immagine un lungo processo di individuazione della donna, di rimozione dei suoi mostri interiori e del raggiungimento di uno stato di consapevolezza ed equilibrio. Il moderno sciamano è stato solo un tramite, lo strumento necessario per avviare e controllare il procedere del cammino, per scoperchiare la botola della “cantina” di Paola e farne uscire le forze che vi alloggiavano.
Nell’epilogo i ragazzi vedono Helios fra le nubi e Arborea nelle sembianza di una donna nel mercato, trasformata incredibilmente nei panni di Draconis subito dopo l’angolo. Questi ultimi eventi sembrano invalidare tutto il racconto? I personaggi, i luoghi non coincidono?
Ma il mito non ha luogo, è fuori dal tempo. Nel mito non c’è “prima”, non c’è “dopo”.
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1 – Michael Conforti – Il codice innato – Ed. Magi (2005)
2 – C.G.Jung – Gli archetipi dell’inconscio collettivo – Ed. Bollati Boringhieri (1977)
3 – C.G.Jung e Kàroly Kerenyi – Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia – Ed. Boringhieri (1972)
4 – Mircea Eliade – Trattato di storia delle religioni – Ed. Bollati Boringhieri (1999)
5 – C.G. Jung – L’uomo e i suoi simboli – Ed. TEA(1991)
6 – Giuseppe Lampis – Lettera a un amico psicologo – Quaderno di Átopon n.1/2006 – Mythos
7 – C.G. Jung e Karoly Kerenyi – Op. cit.
8 – Mircea Eliade – Op. cit.

La stanza con le 4 porte: il motivo quaternario è una simbologia molto antica. Secondo Jung, il nucleo della psiche si esprime lungo configurazioni della struttura quaternaria, infatti la coscienza viene orientandosi nel corso dell’esperienza secondo 4 tipi funzionali: sensazione, pensiero, sentimento e intuizione. Quindi il 4 rappresenta ogni singola fase dell’evoluzione della personalità umana. Nei miti antichi, l’Eroe si evolve secondo 4 fasi: la prova di potenza, la lotta trionfante, la sua fallibilità ed infine la sua caduta (eroica o meno). Gli angoli del mondo vengono spesso rappresentati con 4 direzioni. Gli elementi della Natura sono 4. La “quadratura del cerchio” è sempre stato un irrisolto problema matematico. Infine, nell’alchimia, l’assioma centrale è fondato su quattro elementi; Maria Prophetissa la Copta dice: “l’Uno diventa Due, i Due diventano Tre e per mezzo del Terzo, il Quarto compie l’Unità“. Non è un caso che questa immagine viene per la prima volta introdotta nel romanzo proprio al quarto capitolo.
Planimetria della chiesa di San Pietro in Vincoli, con annesso chiostro.
Il triangolo divino e il triangolo terreno, da R. Fludd, Utriusque cosmi.