Fili di fumo

Fili di fumo


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 Otto racconti, tutti avvolti dall’esile fumo
che esce dalle pipe dei protagonisti. Storie di
vita, di incontri e di separazioni, ma
soprattutto storie che raccontano l’animo
umano, nei suoi molteplici aspetti e
dimensioni.

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Sinossi

Questo libro si compone di otto racconti brevi di contenuto diverso, antologicamente accorpati in base a un denominatore comune: la pipa, il fumo della pipa e il fumatore di pipa. Questo è il tema centrale vero di tutta la raccoltafdf; intorno a tale motivo vengono intessute trame distinte scandite da momenti di sapore vagamente antico.

Dietro ad ognuno dei racconti di differente lunghezza, si cela l’osservatore che è quasi sempre anche l’io narrante o il protagonista assoluto del racconto: dal piccolo adolescente ingenuo ma intelligente e profondamente sensibile, protagonista del brano “L’uomo con la pipa” che è il primo della collezione: stretto da un sentito legame d’amore nei confronti della propria madre, una figura di giovane donna vedova che vive con l’unico figlio un’esistenza semplice ma dignitosa, che tuttavia affronta con allegria, egli resta affascinato e in certo modo catturato dalla figura enigmatica dell’uomo intravisto nel bar dove si reca ogni pomeriggio per giocare al biliardino: l’episodio prosegue fino a un epilogo inatteso. Sarà proprio l’uomo con la pipa a “salvare” l’adolescente e sua madre, alla fine della breve storia.

Oppure, nel racconto “La pipa dei ricordi“, dove il protagonista si ferma a curiosare nella bottega di un rigattiere nei pressi di Campo de’ Fiori, nella bella via del Pellegrino, e in una confusione di oggetti desueti trova e acquista una pipa davvero particolare con due tagli incisi sul legno del fornello: allora egli, fumatore ed esperto conoscitore di pipe, decide di ripercorrere la vita dell’oggetto di radica dell’ex legittimo proprietario della medesima, preso da quell’interesse comune di conoscere la la storia dell’oggetto d’antiquariato – o semplicemente vecchio – prima che fosse divenuto nostro. È un ardore antiquario che conduce il protagonista in una ricerca il cui epilogo ha un sapore casuale, quasi a conferma di un destino già stabilito: prestabilito.

L’io narrante è anche quello dell’ingegnere neo-antropologo, fumatore pensieroso che si trova in viaggio di piacere nel New Mexico e si sente addolorato di non poter partecipare e dunque vivere in prima persona “il rito dell’antilope” degli indiani Pueblo: cerimonia collettiva tradizionale connessa alla fertilità dei campi, di cui si parla nel racconto “Chanupa“.

Il protagonista di “Concerto in Galleria” è il dirigente aziendale che si trova in trasferta di lavoro a Milano, città triste con tristi abitanti, che camminano guardando per terra e non sorridono mai, dice di loro l’autore. Passeggiando nella galleria, il protagonista si trova ad assistere per caso, spettatore involontario, a un concerto di Bach suonato da tre piccoli stranieri che improvvisano in un istante una magistrale sonata degna delle migliori orchestre sinfoniche ma che purtroppo si conclude bruscamente, lasciando il viaggiatore protagonista perplesso e amareggiato per la sorte dei tre bambini. Perché risulta così difficile per noi ora accettare lo straniero, l’immigrato, quando per secoli proprio noi italiani siamo emigrati fuori, in paesi allora più ricchi dell’Italia alla ricerca di un lavoro e di una vita migliori? E’ questa una domanda che l’autore implicitamente pone in questo racconto dal titolo “Il concerto in galleria”, nella cui conclusione egli ritrova il ricordo della sinfonia ascoltata e vissuta sotto la volta liberty della galleria.

In piazza dei Santi Apostoli a Roma, c’è un negozio di libri o per meglio dire una bottega, il cui proprietario, il signor Patanè, uomo saggio e amabile, adora circondarsi di buoni amici, di buon vino e di bei libri; il signor Patanè e i suoi amici sono però accomunati anche e soprattutto da un’altra grande passione: il fumo della pipa, per il quale scelgono i migliori tabacchi esistenti sul mercato: quello inglese per esempio. Si riuniscono nel salone del negozio, sedendo su comodi divani, davanti ai grandi specchi che ne abbelliscono le pareti e parlano delle novità letterarie ma anche, qualche volta, si lasciano andare a confidenze molto personali, a riflessioni sulla vita e a storie di vita propria o altrui, ma con molto garbo e discrezione …Questo in “Libri antichi Patanè“.

Ancora, è il sottile filo di fumo che sale dalla pipa del protagonista nel racconto “Il canto della notte“, sotto il cielo stellato di Trevi , a ricordarci che la vita deve essere vissuta con pienezza ma che anche la morte – mistero incomprensibile – deve essere accettata serenamente e altrettanto serenamente vissuta.

Nell’ultimo racconto invece, il protagonista riesce brillantemente a risolvere un caso di pirateria informatica proprio grazie alla propria esperienza di fumatore di pipa: il crimine cibernetico è un’opera tecnicamente perfetta ma lacunosa per quel genere di indizi che il giovane protagonista, fumatore di pipa intelligente, non può non scorgere in essa.

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