La valle di Átopon

Ci sono luoghi che esistono soltanto per chi conserva ancora il coraggio di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia.

La domanda

Che cosa vedono i bambini che gli adulti hanno dimenticato?

Copertina di La valle di Atopon

Un frammento

Mentre l'uomo continuava a suonare,
gli occhi di Ughino rivolti verso oriente si illuminarono:
all'orizzonte stava salendo un
meraviglioso cocchio d'oro trainato da
quattro cavalli bianchi che rifletteva
la sua luce ovunque nella valle.
La quadriga era guidata
da un giovane in piedi
che teneva ben salde le briglia dei destrieri
e dietro il cui capo splendeva
il sole dell'alba!
Il bambino rimase immobile estasiato
da quell'immagine e dai suoni
che venivano diffusi tutto intorno a lui.

Sinossi

Ughino, un bambino molto povero che vive in un paesino sulle colline umbre nei pressi di Orvieto, farebbe di tutto pur di veder guarire la sua mamma malata, ma quella malattia “non si cura con le medicine”, come dicono le donne del posto e il bambino è sempre più sconfortato. Nella sua costante ricerca di soluzione, uno strano incontro gli suggerisce un’indicazione di percorso; così Ughino chiede ai suoi due amici più grandi, Markus e Angela, di accompagnarlo in una magica avventura che li porterà a visitare una fantastica valle abitata da incredibili personaggi. Sarà poi la stessa regina Arborea, l’androgina divina, a suggerire ai ragazzi la soluzione, il cui cammino transiterà attraverso l’opera di un moderno sciamano.

Nel racconto, le immagini della mitologia più antica prendono forma in un ambiente che rappresenta il riflesso del mondo reale e che si rivela attraverso un linguaggio simbolico universale. Ciascun essere vivente ha in Átopon una sua personale appendice (il bozzolo) che viene sottoposta all’influenza dei miti, forme preesistenti dei modelli di comportamento dell’animo umano.

La storia si sviluppa come una favola, un’avventura immaginaria che narra gli eventi dei tre ragazzi in un mondo che la loro fantasia riesce a cogliere più reale di quanto non lo sia agli appannati occhi dell’adulto.