Via delle Paglie

Via delle Paglie

 

Il taccuino è sul tavolo. Lo apro.
La pagina è vuota. Prendo la matita.
La tengo sospesa sopra la pagina.
Aspetto che si formi un inizio, una sequenza, una direzione.
Ma non arriva.
Non perché manchino i fatti.
Perché non riescono più a disporsi.

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Sinossi

Glauco vive solo, in un appartamento ordinato quanto la sua mente. Da sempre trova rifugio nei numeri, nelle sequenze, in una logica capace di dare forma anche alle cose più difficili da accettare. Dopo la morte di Nina, la donna che ha amato, ha ridotto la sua vita all’essenziale, evitando tutto ciò che non può essere spiegato.

Ma qualcosa comincia a cambiare.

All’inizio è una lieve incrinatura: un dettaglio che non torna, una percezione che slitta, un ricordo che si sposta. Poi, lentamente, il mondo smette di essere stabile. Le persone che lo circondano — Bianca, concreta e combattiva; Aurora, incinta di una nuova vita; la piccola Persefone e sua madre Demetra — non sono più solo presenze, ma sembrano disporsi secondo una struttura che Glauco inizia a riconoscere.

Non sta perdendo il controllo.
Sta cercando una nuova forma di ordine.

Ciò che per gli altri potrebbe apparire come smarrimento, per lui diventa una visione sempre più coerente: ogni incontro, ogni perdita, ogni nascita sembra seguire una direzione precisa, una traiettoria che lentamente prende forma.

E quando Nina torna, non come ricordo ma come presenza, Glauco comprende che alcune cose non scompaiono davvero.

Restano.
Anche quando tutto il resto cambia direzione.

Considerazioni

Perché ho scritto “Via delle Paglie”?

Non credo di aver scritto un romanzo sulla perdita della ragione. Credo invece di aver scritto un romanzo sul bisogno disperatamente umano di trovarne una.

Mi ha sempre affascinato il modo in cui cerchiamo di mettere ordine nelle cose. Nei ricordi, negli incontri, nelle coincidenze, nei piccoli eventi quotidiani che probabilmente non hanno alcuna intenzione di dirci qualcosa, ma che noi continuiamo comunque a interrogare.

Perché il caos è difficile da accettare.
Glauco, il protagonista di Via delle Paglie, fa questo: osserva.
Osserva le persone, i gesti, gli orari, le traiettorie. Cerca regole. Cerca strutture. Cerca una forma nascosta dietro ciò che accade.
E più osserva, più trova.
Questo è il punto che mi interessava raccontare. Non un uomo che smette di ragionare, al contrario.
Un uomo che ragiona sempre meglio. Che costruisce un sistema sempre più preciso, sempre più coerente, sempre più capace di spiegare tutto.

Tranne una cosa.
Che una spiegazione perfetta non è necessariamente una spiegazione vera.
Mi interessava quel confine sottile: il momento in cui una mente lucida, razionale, abituata a capire, inizia lentamente a costruire una strada che soltanto lei riesce ancora a vedere.
Senza rumore, senza grandi crolli, quasi con dolcezza.

Perché forse tutti noi, in modi diversi, facciamo qualcosa di simile: scegliamo i ricordi da conservare, diamo significato agli incontri, trasformiamo eventi casuali in direzioni. Disegniamo mappe. E poi, a volte, dimentichiamo di essere stati noi a disegnarle.

Via delle Paglie nasce da questa domanda: quanto della realtà che viviamo è qualcosa che troviamo, e quanto è qualcosa che costruiamo?

Non ho cercato una risposta.
Ho seguito Glauco mentre cercava la sua.