L’innovazione dell’azienda nella società trasformativa

Il recente articolo dei professori Karim Lakhani e Marco Iansiti sull’ultimo numero dell’Harvard Business Review, dal titolo “Digital Ubiquity: How Connection, Sensors and Data are Revolutionizing Business” offre lo spunto per interessanti approfondimenti e riflessioni.

L’evoluzione della tecnologia digitale e lo sviluppo dei moderni dispositivi appartenenti al settore denominato “Internet Of Things” sta introducendo effetti trasformativi notevoli nell’ambito delle inter-relazioni sociali e nei relativi modelli aziendali. Tali effetti non possono essere trascurati se vogliamo percepire con la giusta chiarezza e significato il processo innovativo che inevitabilmente ne deriva.

È opportuno ricordare le tre fondamentali proprietà della tecnologia digitale:

  1. A differenza della tecnologia analogica, i segnali digitali vengono trasmessi perfettamente, senza nessun errore. Una pagina, una email, un dato saranno esattamente gli stessi se generati da Sydney o da Roma;
  2. I segnali digitali possono essere replicati indefinitamente, senza perdere la qualità del segnale originario;
  3. Una volta effettuato l’investimento iniziale nella rete, il dato può essere inviato agli utenti finali a costo zero. Questa caratteristica è stata infatti la causa primaria dell’abbattimento della posta tradizionale a favore dell’email.

Queste principali proprietà hanno chiaramente migliorato la scalabilità delle operazioni a costi molto ridotti, introducendo una nuova modalità di interconnessione fra le aziende e aprendo i mercati a nuovi modelli di business. In definitiva, queste tre proprietà fondamentali hanno offerto l’impulso necessario alla trasformazione abilitata dalla tecnologica di “ubiquità digitale”.

In questi ambiti, le società dovranno necessariamente ripensare e rielaborare i propri concetti e modelli di mercato, identificando nuove opportunità, per competere in una società sempre più trasformativa.

Il modello industriale emerso e sviluppato nel secolo scorso non può essere più applicabile senza modificarne i confini. I più grandi e floridi esempi industriali di successo nella storia italiana (quali Olivetti, Breda, i primi anni di FIAT e Agusta) hanno dimostrato come l’elemento chiave della loro affermazione fosse stato la partecipazione, il senso di appartenenza delle risorse umane a un grande progetto comune, la condivisione dell’obiettivo aziendale.

Nei tempi dell’ubiquità digitale il modello dovrà essere rielaborato ed elevato verso un gradino superiore di visibilità: saranno le aziende stesse a dover perseguire il senso di appartenenza allargato a una società trasformativa, laddove i confini dovrebbero essere superati nell’obiettivo comune di una sostenibilità globale.

In altri termini, il modello chiuso dell’azienda che si avvolge su se stessa con il solo obiettivo di incrementare i profitti, si sta dimostrando pericolosamente a rischio. Il nuovo approccio alla società digitale dovrà vedere lo sviluppo di moderni modelli di relazioni interaziendali: l’innovazione, la connessione delle parti interessate e l’identificazione di nuovi business. Il modello – cioè – dovrà essere il prodotto di un approccio che necessariamente supera i confini dell’azienda stessa alla ricerca di soluzioni che fondino i singoli obiettivi in una finalità comune.

TransformativeProject2.jpgL’evidente sconfitta del pragmatismo esorta le aziende ad adottare modelli trans-paradigmatici alla ricerca di soluzioni che devono necessariamente tenere conto anche degli altri attori sulla scena e acquisire, dall’interazione con gli stessi, nuovi elementi di conoscenza e di sviluppo.

Ciascun azienda potrà quindi essere il tassello di un complesso mosaico e, seppur nel rispetto delle reciproche autonomie economiche, ogni tassello riempirà il suo specifico spazio, senza sovrapposizioni o residui, concorrendo alla costruzione di una società più consapevole e sostenibile.

Per intraprendere però un percorso di trasformazione così delineato, sarà prima necessario iniziare l’azione innovativa dall’interno dell’azienda stessa, al fine di porre a dimora il seme della creatività che potrà poi successivamente germogliare anche verso l’esterno. Dal punto di vista pratico, la sfida principale consiste nell’indurre i propri manager a cambiare il loro sistema di riferimento, introducendo nuovi metodi per comprendere la dialettica complessa della realtà e superando le barriere delle proprie professionalità.

Qualunque azione che implichi una decisione o una scelta può essere affrontata con tecniche multidisciplinari, interdisciplinari o transdisciplinari. Mentre i primi due approcci possono comunque offrire una migliore comprensione della complessità, essi rimangono confinati nella classica struttura rigida della ricerca disciplinare, con tutti i limiti che tale metodo comporta (separazione, riduzionismo, assenza di innovazione).

I leader aziendali e la struttura di management dovranno inevitabilmente rivedere i propri paradigmi lavorativi ampliando le loro visioni oltre le rispettive abilità. La transdisciplinarità è l’unico approccio in grado di affrontare contemporaneamente i problemi tra due o più professionalità, aldilà delle stesse, in quanto crea collaborazione e sinergia. (vedi “Il nuovo approccio scientifico verso la transdisciplinarità“).

Il successo di una collaborazione transdisciplinare dipende da come viene affrontato il seguente paradosso: chiedere agli altri di esprimere il loro parere considerando che il parere stesso non abbia un’utilità immediata come fine! Ciò vale a dire, stimolare in ciascuno la propria creatività e immaginazione. In questo modo, nella collaborazione transdisciplinare le differenze rappresenteranno un’opportunità, anziché degli ostacoli.

Uno dei principali problemi incontrati durante un processo d’indagine tra persone con differenti background professionali è quello di stabilire una comprensione comune dei risultati e, soprattutto, una via per raggiungerli. Una possibile soluzione per superare questa difficoltà risiede proprio nell’applicare un approccio transdisciplinare, cioè la conoscenza generata attraverso la soluzione di problemi della vita reale, che nella maggior parte dei casi è olistica, complessa e contestuale.

L’apertura all’altro del singolo individuo – e quindi la cooperazione all’interno di un’azienda – deve essere riportata anche verso l’esterno in una collaborazione tra aziende, al fine di ottenere un vero e duraturo processo di rinnovamento e di trasformazione.

 


Also published on Medium.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: