(i numeri indicano i riferimenti ai capitoli)

Indice
La porta di accesso è verde, che rappresenta il colore dei “sensi”. In questa fase infatti Carboni è ancora nella sua area cosciente, quindi si orienta attraverso le sensazioni esterne. Tutto il percorso è in discesa, a simboleggiare un viaggio verso le zone più profonde del proprio essere. La paura di scendere in basso verso una zona buia rappresenta la naturale resistenza che gli uomini hanno nell’affrontare il proprio mondo sommerso. In tutte le civiltà antiche e primitive, anche nei riti sciamanici, entrare in contatto con lo “spirito” era simboleggiato da un percorso verso il basso per poi seguire un viaggio verso l’alto. Il sottosuolo rappresenta simbolicamente le fondamenta della psiche. I gradini sono sconnessi, perché il percorso interiore è sempre difficile e pieno di resistenze.
La stanza con le 4 porte: il motivo quaternario è una simbologia molto antica. Secondo Jung, il nucleo della psiche si esprime lungo configurazioni della struttura quaternaria, infatti la coscienza viene orientandosi nel corso dell’esperienza secondo 4 tipi funzionali: sensazione, pensiero, sentimento e intuizione. Quindi il 4 rappresenta ogni singola fase dell’evoluzione della personalità umana. Nei miti antichi, l’Eroe si evolve secondo 4 fasi: la prova di potenza, la lotta trionfante, la sua fallibilità ed infine la sua caduta (eroica o meno). Gli angoli del mondo vengono spesso rappresentati con 4 direzioni. Gli elementi della Natura sono 4. La “quadratura del cerchio” è sempre stato un irrisolto problema matematico. Infine, nell’alchimia, l’assioma centrale è fondato su quattro elementi; Maria Prophetissa la Copta dice: “l’Uno diventa Due, i Due diventano Tre e per mezzo del Terzo, il Quarto compie l’Unità“. Non è un caso che questa immagine viene per la prima volta introdotta nel romanzo proprio al quarto capitolo.
De Imaginibus Intellectus – Il senso della frase è: La comprensione che nasce dalle immagini.
Le bestie di guardia alle quattro stanze, rappresentano il livello cosciente che si oppone all’esperienza psichica verso l’inconscio. È sufficiente liberarsi dei vincoli culturali, dei condizionamenti che il cosciente impone, per allentare la morsa.
La porta di legno non può essere visibile ai quattro, in quanto immagine intima e personale dell’animo di Carboni. Inoltre l’uso della torcia elettrica, anziché della candela, elimina l’ulteriore effetto ipnotico della fiamma oscillante. La discesa nel sotterraneo è un’esperienza privata e non collettiva. Per di più, l’approccio scientifico di Giuliano inibisce la rappresentazione dell’invisibile.
Il mondo invisibile dell’uomo è come un paesaggio illuminato dalla luna: i suoi elementi sono indistinti e fusi l’uno nell’altro e non si sa mai dove abbiano inizio e dove si concludano. La strada indica l’avvio del difficile percorso e non offre alternative: si dirige verso un paesaggio apparentemente ostile e minaccioso, quello dei meandri del profondo. Così infatti appare l’intimo sommerso agli spiriti troppo superficiali, pertanto occorre avvicinarsi con cautela al fine di leggerne i segni e interiorizzarne gli insegnamenti nascosti.
I paesaggi impervi appartengono intimamente alla natura stessa della meta che li fonda, li prefigura e li costituisce, cosicché è possibile dire che l’intraprendere il viaggio è già un arrivare.
La prova del cinghiale rappresenta un aspetto sia psicologico che antropologico, appartenente alla tradizione rituale: la necessità di uno sforzo individuale per affrontare la strada dell’individuazione. Lo sforzo fisico richiesto dalla cattura del cinghiale è commisurato a quello psichico necessario per entrare nelle tortuosità dell’inconscio. Il cinghiale, inoltre, è il simbolo della Terra nella cultura Celtica, ed è rappresentato all’interno del Triskele, uno dei simboli celtici più conosciuti.
L’olocausto dell’animale, oltre ai significati tradizionali nei rituali antichi, simboleggia che una parte di sé, quella più materiale, deve essere sacrificata per poter continuare il viaggio.
Planimetria della chiesa di San Pietro in Vincoli, con annesso chiostro.
La città sulla montagna è un archetipo frequente che si presenta nella storia della nostra civiltà. La città rappresenta la regione dell’anima nel centro della quale dimora il sé, la globalità della psiche.
Guardare la propria immagine nello specchio d’acqua è la prima prova di coraggio da affrontare sulla via interiore, una prova che basta a far desistere la maggior parte degli uomini. Il pescatore mai deve dimenticare chi egli è, quindi è fermamente ancorato a terra (non deve perdere la propria coscienza per nessun motivo) ma “pesca” nel proprio sommerso e mette nel suo bagaglio tutti gli esseri che lì vivono.
Per attraversare la grande acqua, l’uomo è il mezzo più sicuro, non la tecnica né alcuna delle sue più diverse rappresentazioni. L’uomo deve affidarsi solo a sé stesso in quanto soltanto così potrà trovare tutti gli strumenti necessari al suo percorso. L’incontro con sé stessi significa anzitutto l’incontro con la propria Ombra. L’Ombra è – in verità – come una gola montana, una porta angusta la cui morsa non è risparmiata a chiunque si appresti ad attraversarla.
Anche per gli alchimisti il leone è un animale focoso, la cui visione denuncia il pericolo di essere divorati dal proprio sommerso e infatti Finzi viene sbranato dal leone in quanto non è ancora in grado di realizzare ciò che dovrebbe. Il suo livello cosciente così logico e razionale non è stato in grado di affrontare la visione dell’altro lato di sè, il quale si è così tragicamente intromesso nei processi coscienti.
La scena del Mosè si tratta di un caso comune di premonizione dell’inconscio.
Il triangolo divino e il triangolo terreno, da R. Fludd, Utriusque cosmi.
Il Fuoco, è l’elemento di trasformazione in quanto il calore che sprigiona dilata, modificando le forme ed è soprattutto ambivalente: elemento di salvezza che purifica, rigenera e anima il cosiddetto “fuoco interiore” tuttavia, se fuori controllo, è totalmente distruttore e divorante, come le passioni o la violenza. Il triangolo infuocato, fiamma che sale verso il Cielo raffigura lo slancio del sapere curioso, verso la spiritualizzazione universale. Il simbolo del Fuoco ricorda la fiamma protesa in alto che termina a punta; allude quindi ad un moto ascendente, di crescita o dilatazione.
La scena del forno con i fratelli e la madre, rappresenta una funzione “compensatoria” per Carboni, gravato fin da giovane dal problema di non aver contribuito all’azienda familiare, ma aver anzi pesato su essa con i costi dei suoi studi. La funzione compensatoria dei sogni è molto frequente ed è quella che più di ogni altra Jung ha messo in rilievo. Con questo tipo di sogni vengono “compensate” le esigenze della nostra vita.
Il fioco lume rappresenta la ragione umana, la sola luce di cui l’uomo cosciente dispone. Ma la ragione illumina solo un’infinitesima area dello spazio-tempo davanti e dietro l’uomo, mentre intorno permane il buio. L’uomo avanza e acquisisce nuove verità, ma l’area totale illuminata rimane sempre la stessa: infinitesima. Tuttavia non per questo si può escludere che nell’immenso buio non vi siano essenze che la nostra mente non riesce a intercettare.
L’esagramma del Risaltante, il Fuoco dell’I-King rappresenta il mistero della creazione a tutti i livelli. Affinché una vita possa splendere autonomamente è necessario che possa risaltare, distaccandosi, da qualcosa di permanente al suo interno.
La nostra mente è il prodotto immateriale di uno strumento materiale, è la musica che emana da un violino. Se il violino si rompe, la musica cessa. Quindi la mente è intimamente collegata allo strumento che la produce e questo a sua volta fa parte di un universo corporeo che interagisce con esso.
L’immagine si svolge in un luogo lontano dalla Terra, a indicare che i messaggi in essa contenuti sono universali e non soggetti al filtro delle cose terrene. I tre scogli alle spalle di Carboni rappresentano i tre stadi della prova appena superati. Wolfgang Pauli è l’ispiratore di tutta la ricerca di Carboni, quindi il simbolo dello scienziato che sorregge sulle spalle un’intera città montana richiama alla mente come il professore abbia posto Pauli in un ruolo cardine della civiltà.
Il cigno rappresenta la luce interiore dello spirito umano, la scintilla divina nell’uomo. Il suo volo è paragonato al ritorno dello spirito verso la propria sorgente e rappresenta la parte dell’uomo che tende al bene, al meglio di sé, alla perfezione, alla spiritualità. L’ombra è l’archetipo della personalità sommersa e rappresenta attribuzioni e qualità ignote all’ego. L’incontro con la propria ombra, corrisponde all’incontro con sé stessi, all’acquisizione della coscienza. Dato che nell’immagine nessun oggetto è dotato di ombra, questa vuole indicare la generale necessità di ricongiungere il visibile con l’invisibile, le percezioni sensoriali con le idee intuitive. L’ombra va ricercata nel sommerso, da qui lo scavo nella pozza d’acqua.
L’immagine di luce che illumina la scena è tratta dal frontespizio dell’opera di R. Fludd, Utriusque cosmi historia (“Storia dell’uno e dell’altro cosmo”: 1617-21), che esibisce l’immagine dell’uomo iscritto nella circonferenza del mondo ritmato dai simboli che rappresentano i diversi piani dell’universo, dalla terra a Dio attraverso gli elementi, i pianeti, le costellazioni e le intelligenze angeliche. Questa è la proiezione dell’universo antropomorfo che Carboni sta teorizzando nella sua ricerca, e che consente l’eliminazione del distacco tra il visibile e l’invisibile, permettendo alle ombre di ricongiungersi ai corpi.
La lettura dei seguenti testi mi ha accompagnato e ispirato durante la stesura del romanzo:
- C.G.Jung – Ricordi Sogni Riflessioni – BUR
- C.G.Jung – Gli archetipi dell’inconscio collettivo – Bollati Boringhieri
- C.G.Jung – L’uomo e i suoi simboli – TEA
- W. Pauli – Psiche e Natura – Adelphi
- P.K. Feyerabend – Dialogo sul metodo – Laterza
- G. Lampis – Oltre il Nulla – Mythos
- M. Eliade – Trattato di storia delle religioni – Bollati Boringhieri
- M.P.Rosati – Potenzialità terapeutica dell’immaginazione – Mythos
