Graphe

Tutti i proventi derivanti dai diritti d'autore
sulle vendite di questo libro
sono devoluti a favore dell'Associazione Peter Pan ONLUS
,
per l'accoglienza del bambino onco-ematologico.

 

Valle di Atopon

Mentre l'uomo continuava a suonare,
gli occhi di Ughino rivolti verso oriente si illuminarono:
all'orizzonte stava salendo un
meraviglioso cocchio d'oro trainato da
quattro cavalli bianchi che rifletteva
la sua luce ovunque nella valle.
La quadriga era guidata
da un giovane in piedi
che teneva ben salde le briglia dei destrieri
e dietro il cui capo splendeva
il sole dell'alba!
Il bambino rimase immobile estasiato
da quell'immagine e dai suoni
che venivano diffusi tutto intorno a lui.

 

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Collana: Psyché,1 Pagine: 121
Dimensioni: cm. 13,5x21 ISBN: 978-88-89840-21-4

 

An english version of this novel is also available, translated by Maria Burnett.
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La Valle di Àtopon

Ughino, un bambino molto povero che vive in un paesino sulle colline umbre nei pressi di Orvieto, farebbe di tutto pur di veder guarire la sua mamma malata, ma quella malattia “non si cura con le medicine”, come dicono le donne del posto e il bambino è sempre più sconfortato. Nella sua costante ricerca di soluzione, uno strano incontro gli suggerisce un'indicazione di percorso; così Ughino chiede ai suoi due amici più grandi, Markus e Angela, di accompagnarlo in una magica avventura che li porterà a visitare una fantastica valle abitata da incredibili personaggi. Sarà poi la stessa regina Arborea, l'androgina divina, a suggerire ai ragazzi la soluzione, il cui cammino transiterà attraverso l'opera di un moderno sciamano.

Nel racconto, le immagini della mitologia più antica prendono forma in un ambiente che rappresenta il riflesso del mondo reale e che si rivela attraverso un linguaggio simbolico universale. Ciascun essere vivente ha in Átopon una sua personale appendice (il bozzolo) che viene sottoposta all'influenza dei miti, forme preesistenti dei modelli di comportamento dell'animo umano.

 

La storia si sviluppa come una favola, un'avventura immaginaria che narra gli eventi dei tre ragazzi in un mondo che la loro fantasia riesce a cogliere più reale di quanto non lo sia agli appannati occhi dell'adulto.

I diritti della Valle di Àtopon a favore dei bambini onco-ematologici

 

Peter Pan

Oggi sono stato a trovarli, gli angeli dell'Associazione Peter Pan ONLUS, in via S. Francesco di Sales a Roma. E seppure in un paio d'ore abbiamo parlato di famiglie distrutte dal dolore della malattia, di bambini travolti da uno spietato e ingiusto destino, quando sono uscito ho provato in me una sensazione di arricchimento spirituale e di umana pienezza.

È un lavoro difficile, quello dei volontari dell'associazione, ma se non ci fosse per queste famiglie sarebbe il buio più completo. Nella casa di Peter Pan vengono ospitati i bambini e i famigliari per tutta la durata delle cure dei loro figli presso l'ospedale. Nelle aree comuni possono cucinare, mangiare e passare il tempo insieme, venendosi così a creare una solidarietà collettiva tra gli ospiti che mantiene aperta una finestra sulla vita.Sono infatti questi i momenti in cui un genitore viene colto da una comprensibile cieca disperazione che rischia di annientare la propria volontà e la speranza di vivere.

Ecco allora che interviene l'Associazione Peter Pan che accoglie queste famiglie, mettendo a loro disposizione una casa comune in cui possono trascorrere i periodi di cura accanto ai loro piccoli senza dover affrontare le impossibilità economiche che in taluni casi diventano insormontabili. In questi spazi possono vivere confortati da un'assistenza mossa soltanto da sincere espressioni di solidarietà, ricreare l'ambiente familiare anche durante la sofferenza e, soprattutto, costruire la speranza.

La Casa di Peter Pan (quella che ho visitato a Trastevere) è riservata all'accoglienza dei bambini ricoverati presso il reparto di Oncologia dell'Ospedale Bambino Gesù e vicino a questa struttura ne esiste un'altra inaugurata lo scorso novembre per ampliare l'ospitatilità delle famiglie che provengono da questo Ospedale. In Via di Vigna Fabbri c'è invece la Seconda Stella di Peter Pan che è dedicata all'accoglienza dei bambini onco-ematologici del Policlinico Umberto I°. Esistono quindi tre "case" a supporto di due ospedali romani.

Peter PanSe non ci fosse la Casa di Peter Pan, questi bambini vivrebbero in una corsia d'ospedale per tutto il tempo delle terapie; i loro genitori dormirebbero nelle macchine parcheggiate sulle pendici del Gianicolo; i fratellini sarebbero lasciati a casa alla cure di chi può o di chi vuole occuparsi di loro. La Casa di Peter Pan è un porto sicuro nella tempesta della malattia, dove ritrovare calma, serenità e affetti.

È per questi motivi che, scoprendo l'esistenza di tali persone, oggi sono uscito arricchito dal loro incontro. Ed è per questi motivi che ho deciso di devolvere tutti i diritti di vendita del mio libro La Valle di Àtopon a favore dell'Associazione Peter Pan ONLUS. La Valle di Àtopon rappresenta una storia di adolescenti alla ricerca di una soluzione d'amicizia e d'amore. Mi auguro in tal modo che tutti i giovani a cui verrà presentato il libro possano partecipare alla solidarietà dei volontari dell'Associazione e aggiungere un contatto a coloro che soffrono, al fine di concorrere alla realizzazione di una coscienza sociale sempre più ampia.

 

Roma, 18 marzo 2008

 


 

L'esigenza di scrivere questo breve romanzo è sorta dopo la lettura di numerosi testi fra cui, ultimo in ordine di tempo, “Il codice innato” di Michael Conforti, un analista junghiano di Brattleboro, nel Vermont. Nel suo libro il dottor Conforti delinea una teoria del campo archetipico secondo la quale gli stessi agiscono sugli individui a similitudine dei campi fisici sulla natura. “I campi possono essere considerati” – scrive l'analista americano – “come il mezzo tramite il quale gli archetipi si incarnano nella materia”. (1)
conforti-marzocca
Michael Conforti e Fabio Marzocca
in occasione dell'Assisi Conference 2007

Da qui, l'idea della Valle: una rappresentazione simbolica di un luogo senza luogo (un Átopon), dimora della totalità della psiche, laddove le immagini primordiali sottopongono gli stadi più profondi dell'essere di ciascun individuo all'effetto dei loro campi d'influenza.

In Átopon ogni archetipo ha il suo guardiano, il custode del campo, nella figura di un diverso mito. I miti sono, in primo luogo, manifestazioni pubbliche che rivelano l'essenza dell'anima(2) e per questo raccontano sempre delle origini, o per lo meno, di quel che è originario.(3) Il mito, quale che sia la sua natura, è sempre un "precedente" e un "esempio", non soltanto rispetto alle azioni dell'uomo, ma anche rispetto alla propria condizione(4) e risalgono a un narratore primitivo e ai suoi sogni, a uomini mossi dallo stimolo appassionato delle loro fantasie. Questi uomini non si differenziavano gran che da coloro che dopo molte generazioni sono stati chiamati poeti o filosofi.(5)

Si è scelto infine il bozzolo come immagine rappresentativa del “soffio vitale” di ciascun essere umano in quanto nella sua forma stessa esso esprime la concezione di un involucro disposto a contenere un prezioso tesoro a cui trasmettere la necessaria linfa nutritiva: l'embrione della vita.

La Valle, perciò, è il non-luogo in cui vive la parte sommersa di ciascuno di noi e verso la quale non esiste una comunicazione diretta nel senso attuale del termine, ma è presente la possibilità di una meta-comunicazione attraverso i sogni, gli istinti e le percezioni. Nel migliore dei casi si continua a sognare il mito, dandogli una forma moderna. E quando il colloquio non è chiaro oppure sembra essere addirittura precluso ogni contatto con Átopon, interviene la regina Arborea con i suoi “lucenti”, personaggi che hanno il compito di evocare i dèmoni, le cieche forze istintuali, per domarli e metterli al servizio del bene.(6)

In questo scenario si svolge la storia di Paola, una fragile creatura emarginata dalla popolazione del paesino a causa delle sue stesse paure, vittima di una dolorosa giovinezza poggiata sull'ancor più penosa consapevolezza del suo essere orfana, probabilmente abbandonata dai suoi stessi genitori. Solo attraverso l'alcool la povera donna riesce a sedare, seppur per brevi istanti, i mostri della sua mente che la portano a dialogare soltanto con le lapidi del cimitero, in cerca di un'integrazione che non riesce a ottenere dal mondo dei vivi.

L'avvicinarsi ai temi più profondi dell'essere attraverso le azioni di tre pre-adolescenti (i “paides”, come li chiama Draconis) è dovuto al fatto che il motivo del fanciullo è l'immagine di certe cose della nostra infanzia che abbiamo dimenticato, rapresenta l'aspetto "infanzia" precosciente dell'anima collettiva e le sue "fantasie" sono le naturali manifestazioni di vita dell'inconscio(7). Non stupisce il fatto che un fanciullo riesca a cogliere la voce di un barbagianni oppure a credere alla trasformazione di un gattino in una tigre del Bengala: la sua immaginazione, priva di vincoli, è la pura espressione di un essere incontaminato. È quello che descrive Arborea quando dice: “Quando siete totalmente immersi nel mondo dei vostri giochi, intenti solo ad animare le emozioni dentro di voi, state ascoltando la voce del vostro bozzolo”.

Il palazzo dove si situa Arborea non ha spigoli. Tutto è tondeggiante e si chiude a cerchio richiamando il motivo di completezza di un mandala. La stessa regina, nel suo aspetto androgino, vuole racchiudere in sé un'immagine che va oltre la limitazione degli opposti sessi. L'androginia divina, che si trova in tanti miti e credenze, ha un valore teorico, metafisico, esprime la coesistenza dei contrari, dei principi cosmologici in seno a una divinità.(8)

Il rito della “cura”, così come delineato da Draconis alla fine del cap. 18, sintetizza nella sua immagine un lungo processo di individuazione della donna, di rimozione dei suoi mostri interiori e del raggiungimento di uno stato di consapevolezza ed equilibrio. Il moderno sciamano è stato solo un tramite, lo strumento necessario per avviare e controllare il procedere del cammino, per scoperchiare la botola della “cantina” di Paola e farne uscire le forze che vi alloggiavano.

Nell'epilogo i ragazzi vedono Helios fra le nubi e Arborea nelle sembianza di una donna nel mercato, trasformata incredibilmente nei panni di Draconis subito dopo l'angolo. Questi ultimi eventi sembrano invalidare tutto il racconto? I personaggi, i luoghi non coincidono?

Ma il mito non ha luogo, è fuori dal tempo. Nel mito non c'è “prima”, non c'è “dopo”.

 

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1 - Michael Conforti – Il codice innato – Ed. Magi (2005)
2 - C.G.Jung – Gli archetipi dell'inconscio collettivo – Ed. Bollati Boringhieri (1977)
3 - C.G.Jung e Kàroly Kerenyi – Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia – Ed. Boringhieri (1972)
4 - Mircea Eliade – Trattato di storia delle religioni – Ed. Bollati Boringhieri (1999)
5 - C.G. Jung – L'uomo e i suoi simboli – Ed. TEA(1991)
6 - Giuseppe Lampis – Lettera a un amico psicologo – Quaderno di Átopon n.1/2006 – Mythos
7 - C.G. Jung e Karoly Kerenyi – Op. cit.
8 - Mircea Eliade – Op. cit.

 


Recensioni pubblicate per La Valle di Àtopon:

 

 

  • Leggi la recensione di David Frati su Mangialibri
    (4 dicembre 2008)

 

 

 

  • Leggendo Scrivendo
  • Leggi la recensione di Lilli Luini su Leggendo...Scrivendo (all'interno della pagina)
    (20 novembre 2007)

 

 

 

  • GM
    Leggi l'intervista a Fabio Marzocca sul blog-magazine GraphoMania
    (1 agosto 2007)

 

  • Recensione Valle di Atopon
    Leggi la recensione di Andrea Lodato su La Sicilia
    (25 giugno 2007)

 

  • booksblog
  • Leggi la recensione di Rossano Astremo su BooksBlog.It
    (15 giugno 2007)
Valle di Atopon

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La Valle di Àtopon - Book Trailer

 

Published in Italy by Graphe.it Edizioni (2007)

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The Atopon Valley

Ughino, a very poor child who lives in a small town on the Umbrian hills near Orvieto, would give anything to see his ailing mother cured, but her illness “ can not be cured by medicine”, as the local women say. The child grows increasingly depressed.
In his never-ending search for a solution, a strange encounter indicates the direction of the course to be followed; therefore, Ughino asks his two best friends, Markus and Angela, to join him in a magical adventure, which will take them to visit a fantastic valley inhabited by unbelievable characters. It will be the very queen Arborea, the androgynous divinity, to suggest a solution to the children , a journey which will meander through the work of a modern shaman.
In the novel, the images of the most ancient mythology take shape in an environment which represents the reflection of the real world and which reveals itself through a universal symbolic language. Each live being in Àtopon has its own personal appendix (the “cocoon”) which is subjected to the influence of the myths, the preexisting forms of models of behavior of the human spirit.
The story develops as a fable, an imaginary adventure which narrates the events experienced by the three youngsters in a world, which appears more real through their imagination than through the foggy eyes of an adult.

(translated by Maria Burnett)